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Anche se la chirurgia e le pillole dimagranti sono le opzioni scelte come fare per perdere peso velocemente da molte persone per perdere così tanto peso velocemente, fare dei cambiamenti
Questa sezione è destinata alla branca del diritto del lavoro e persegue lo scopo di mettere in luce le diverse problematiche riscontrabili in questo settore con particolare riferimento alle evoluzioni legislative in materia.

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Quest’area è dedicata ad aspetti oggetto di frequente contenzioso in ambito amministrativo inerenti, in particolare, il diritto allo studio e l’accesso alle forme di abilitazione accademiche strettamente connesse al ramo dell’istruzione.

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Questa categoria mira a costituire un osservatorio sulle novità normative e giurisprudenziali di maggior rilievo ed interesse, la cui violazione è suscettibile di avere una più o meno pressante incidenza sulla vita dei cittadini.

Editoriale

  • a cura dell'Avvocato Michele Bonetti
    Vizio dell’anonimato: il peccato originario
    Vizio dell’anonimato: il peccato originario Correva l’anno 2007 ed in un test, molto similare a quello attuale, venivano adottate modalità di svolgimento della prova non sufficienti a garantire l’anonimato. Nel test del 2007, pregno di brogli e procedimenti penali riuniti dalla Procura di Roma per le varie sedi universitarie della Repubblica, il problema nasceva dalla presenza all’interno della scheda anagrafica, oltre al nome e cognome del candidato, di un codice alfanumerico posto immediatamente sotto il codice a barre. L’alto Commissario per l’Anticorruzione propose così l’eliminazione di detto codice: levando quella semplice riga dal test l’anonimato non sarebbe più stato leso. Come del resto accade in quasi tutti gli altri concorsi pubblici le cui prove preselettive iniziano col test. Il codice a barre, infatti, rimane comunque leggibile, nel senso che dalla lettura ottica si evince proprio il codice segreto; basta un qualsiasi smartphone dotato di un’applicazione gratuita scaricabile da Google per leggere tali codici; proprio come…
PER LA PRIMA VOLTA AMMESSI I RICORRENTI EDUCATORI AL CONCORSO STRAORDINARIO
Pubblicato in Istruzione

Con sentenza n. 9474/2019 il T.A.R. del Lazio ha accolto il ricorso dello studio legale Bonetti Delia finalizzato alla partecipazione al Concorso straordinario previsto dall’art. 4, co. 1-quater del DL 87/2018, consentendo per la prima volta ai ricorrenti, quali educatori abilitati tramite il concorso del 2000, l’ammissione alla procedura selettiva di carattere straordinario.

Secondo l’Avv. Michele Bonetti. “È da considerarsi una pronuncia di notevole importanza, trattandosi del primo provvedimento attraverso il quale il T.A.R. accoglie un ricorso collettivo consentendo di partecipare al concorso straordinario senza annullarlo e così salvaguardando anche coloro che vi hanno già partecipato. Il Tar Lazio con una illuminata pronuncia ha accolto la nostra interpretazione costituzionalmente orientata ammettendo i nostri ricorrenti alla procedura concorsuale riservata e senza rimettere gli atti alla Corte Costituzionale, così da ritenere, quale requisito di ammissione al Concorso straordinario, oltre al diploma magistrale e alla laura in scienze della formazione primaria, anche il titolo di educatori abilitati con il necessario servizio. Così viene consentito ai ricorrenti la partecipazione alla procedura concorsuale di carattere straordinario finalizzata al reclutamento di docenti della scuola primaria e dell’infanzia.”

Con il ricorso presentato dinanzi al T.A.R. Lazio, si impugnava il decreto MIUR n. 89 pubblicato in GU il 9.11.2018, il quale nel prevedere i requisiti di ammissione al Concorso straordinario, stabiliva che non potevano partecipare i docenti in possesso del titolo di abilitazione di personale educativo. Nonostante l’equiparazione sia giuridica che economica di tutti gli educatori abilitati tramite il concorso del 2000 agli insegnanti in possesso di diploma magistrale.

Sono anni, difatti, che il Ministero e la Magistratura concordano nel ritenere la figura del personale educativo e quella dell’insegnante in possesso di diploma di maturità magistrale completamente assimilabili sotto ogni profilo, così da raggiungere una vera e propria “equiparazione di status”, tuttavia tale equiparazione veniva negata per la partecipazione al concorso de quo.

Finalmente, in virtù di quanto sopra esposto e sostenuto con i nostri ricorsi, il T.A.R. Lazio ha accolto il primo ricorso collettivo sul concorso straordinario, affermando che “il possesso dell’abilitazione di personale educativo nelle istituzioni educative deve essere considerato in tutto e per tutto equivalente all’abilitazione all’insegnamento nella scuola primaria”. Così da permettere ai ricorrenti educatori abilitati di poter effettuare le prove del Concorso straordinario.

 

IL TAR DEL LAZIO ACCOGLIE CON SENTENZA IL NOSTRO RICORSO PER LA PARTECIPAZIONE AL CONCORSO STRAORDINARIO DI UNA RICORRENTE IN VIRTU’ DI INTERPRETAZIONE COSTITUZIONALMENTE ORIENTATA E SENZA RIMESSIONE ALLA CORTE COSTITUZIONALE.
Pubblicato in Lavoro
20 Giugno 2019

IL TAR DEL LAZIO ACCOGLIE CON SENTENZA IL NOSTRO RICORSO PER LA PARTECIPAZIONE AL CONCORSO STRAORDINARIO DI UNA RICORRENTE IN VIRTU’ DI INTERPRETAZIONE COSTITUZIONALMENTE ORIENTATA E SENZA RIMESSIONE ALLA CORTE COSTITUZIONALE.

Con sentenza l’On.le T.A.R. del Lazio ha accolto il nostro ricorso finalizzato alla partecipazione al concorso straordinario previsto dall’art. 4, co. 1-quater del DL 87/2018, confermando l’ordinanza del 21 febbraio, con la quale il T.A.R. del Lazio consentiva ad una nostra ricorrente l’ammissione con riserva alla procedura selettiva di carattere straordinario.

Si vuole evidenziare l’importanza di questa pronuncia, trattandosi del primo provvedimento attraverso il quale il T.A.R. consente ad una ricorrente la partecipazione alla procedura concorsuale di carattere straordinario finalizzata al reclutamento di docenti della scuola primaria e dell’infanzia.

Il caso di specie concerne l’anzidetto intervento legislativo che prevede tra i requisiti necessari per l’accesso al concorso straordinario lo svolgimento, nel corso degli ultimi 8 anni, di almeno 2 annualità di servizio specifico, anche non continuativo, su posto comune o sostegno presso le scuole statali, considerandosi svolta una annualità purché il servizio abbia avuto una durata di 180 giorni o sia stata prestato ininterrottamente da febbraio fino agli scrutini finali, previsti per il mese di giugno.   

Nello specifico, la ricorrente, dopo aver svolto giorni e giorni di servizio per l’anno scolastico 2007-2008, prendeva prima servizio presso un Istituto Scolastico dal gennaio al febbraio del 2017, per poi riprenderlo, dopo un solo giorno di interruzione, presso un differente Istituto Scolastico fino al giugno 2017, e tornando in seguito ad insegnare presso la scuola originaria nell’anno scolastico 2017-2018. Nonostante ciò, veniva esclusa dalla partecipazione al concorso straordinario, non avendo maturato le due annualità di servizio necessarie sulla base dei criteri di computo stabiliti dal DL 87/2018. In poche parole la ricorrente rimaneva fuori per un giorno.

L’interruzione del servizio per un solo giorno, il 14 febbraio 2017, ha determinato un “gap” contrattuale che è stato la causa del mancato computo di una annualità delle due necessarie per raggiungere il requisito del servizio ai fini della partecipazione alla selezione.

La docente, pertanto, per un solo giorno di interruzione veniva penalizzata dalla scelta amministrativa, vedendosi precludere la possibilità di concorrere alla selezione.

In virtù di ciò, nel ricorso presentato al T.A.R. abbiamo prospettato l’opportunità di compensare il “gap” contrattuale di un solo giorno, che ha determinato l’esclusione della ricorrente, alla luce dell’ampio periodo di servizio svolto dalla stessa nell’anno scolastico 2007-2008 e non computabile sulla base dei criteri previsti dal bando, superando il termine di 8 anni, nonché dei giorni e giorni di servizio per l’anno scolastico in corso, che avrebbero colmato il “gap” in oggetto.

L’On.le T.A.R. del Lazio, attraverso interpretazione sostanzialista e garantista costituzionalmente orientata della normativa sopra citata, senza rimessione alla Corte Costituzionale, nonché in applicazione del principio del favor partecipationis, concetto cardine del nostro ordinamento Costituzionale, ha accolto il ricorso, dapprima con una cautelare e poi con sentenza, alla luce della non contestazione della P.A. ed ha ritenuto la docente fornita del requisito sostanziale delle due annualità di servizio previste dal bando e quindi di una pregressa e costante esperienza professionale, consentendole di partecipare al concorso straordinario e sciogliendo definitivamente la riserva.

Vero è che la riserva cautelare è stata sciolta in sentenza in virtù del principio di non contestazione sull’istruttoria, tuttavia, nonostante la peculiarità del caso, non si può non rilevare come trattasi dell’unico precedente favorevole del T.A.R. e del Consiglio di Stato, che, senza rimettere alla Corte Costituzionale la questione, consente alla ricorrente, alla luce della prospettazione in atti, di partecipare ad una procedura straordinaria di stabilizzazione gestita con una legge provvedimento.

IL T.A.R. LAZIO SI PRONUNCIA SULLA QUESTIONE DELLA DECADENZA UNIVERSITARIA.
Pubblicato in Istruzione

Il T.A.R. Lazio  si è pronunciato, accogliendo l’azione patrocinata dal nostro studio, sulla questione della decadenza dalla carriera universitaria di uno studente consentendogli la prosecuzione del proprio percorso accademico.

L’Ateneo in questione, in maniera del tutto errata, prevedeva difatti che lo studente fosse incorso nella  decadenza  dalla qualità di studente ai sensi dell’art. 149 del T.U. 1933/1592, dall’anno accademico 2014/15, poiché  tra il sostenimento di due esami di profitto intercorrevano più di otto  anni.

Tuttavia, con pronuncia del T.A.R. Lazio, il ricorrente  ha visto riconosciuto il diritto alla prosecuzione della propria carriera universitaria.

Nel caso di specie l’Università, dapprima,  permetteva allo studente di prenotare e sostenere  regolarmente gli esami universitari, nonché partecipare attivamente al proprio corso di laurea e successivamente gli comunicava l’intervenuta decadenza, violando di fatto il principio del legittimo affidamento.

Trattasi di una importante pronuncia volta a consentire agli studenti la possibilità di non interrompere il proprio percorso accademico.

 

CONCORSO PER L'ASSUNZIONE DI 654 ALLIEVI AGENTI DELLA POLIZIA STATO: IL TAR DEL LAZIO ACCOGLIE IL NOSTRO RICORSO.
Pubblicato in Lavoro
06 Giugno 2019

CONCORSO PER L'ASSUNZIONE DI 654 ALLIEVI AGENTI DELLA POLIZIA STATO: IL TAR DEL LAZIO ACCOGLIE IL NOSTRO RICORSO.

Si continua a parlare di ricorsi per il reclutamento delle Forze di Polizia. Questa volta il Tar del Lazio si è pronunciato sulla questione relativa al contenuto motivazionale della valutazione espressa dalla commissione esaminatrice durante la prova psico-fisica di un nostro ricorrente.

La commissione aveva escluso il candidato dalla prova per “tratti d’ansia libera e somatizzata in soggetto con aspetti di personalità dipendente a rilevanza clinica”, una valutazione, quest’ultima, ritenuta dagli Avvocati Bonetti e Delia, illogica ed irragionevole.

Per dimostrare ciò, si sono prodotte perizie mediche ad hoc, si è censurato l’iter motivazionale del provvedimento di idoneità.

Dunque, in virtù delle doglianze rappresentate,  il  Giudice Amministrativo ha disposto “una nuova verificazione medica, ai sensi degli artt. 19 e 66 del codice del processo amministrativo in ordine alla consistenza e sussistenza della predetta condizione”. In altri termini, il Giudice amministrativo ha concesso la ripetizione disponendo nuovi accertamenti nei confronti del ricorrente.

Trattasi di un risultato importante, da considerarsi quale punto di partenza per l’effettiva tutela di tutti i partecipanti ad uno dei tanti concorsi pubblici.

 

MEDICINA, ODONTOIATRIA E VETERINARIA 2018: TAR LAZIO CHIEDE SPIEGAZIONI AL MIUR SUI DUE QUESITI ANNULLATI E SUL NUMERO DEI POSTI BANDITI. CDS ACCOGLIE APPELLI
Pubblicato in Istruzione

Il TAR LAZIO, con provvedimento del 23 aprile 2019, ha ordinato al MIUR di far chiarezza sul numero dei posti che vengono banditi per l’accesso ai corsi di laurea in Veterinaria e sull’annullamento solo parziale di due dei quesiti somministrati, accogliendo le richieste degli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia.

I giudici del T.A.R. hanno chiesto al MIUR di rassegnare “puntuali chiarimenti sull’ambiguità e/o incongruenza dei due quesiti in discussione e sulle ragioni che hanno indotto l’Amministrazione alla predetta determinazione, anziché alla neutralizzazione degli stessi quesiti (come accaduto in analoghi casi in passato)”. Oltre a tale aspetto, che da quasi un ventennio vede domande del test annullate per mano di T.A.R., Consiglio di Stato o dallo stesso MIUR senza che si riesca, mai, a rassegnare una batteria valida in un anno di concorso (se l’errore non arriva su Medicina è sempre arrivato su Veterinaria o Architettura i cui test sono elaborati dalla stessa Commissione), il MIUR dovrà spiegare le ragioni della riduzione dei posti assegnati agli Atenei.

Mentre su Medicina è stata accolta, integralmente, l’offerta degli Atenei, su Veterinaria no. Il T.A.R., in tal senso, ha chiesto al Ministero di spiegare “le ragioni che hanno indotto a bandire un numero di posti inferiore rispetto all’offerta formativa messa complessivamente a disposizione dagli Atenei italiani” soprattutto in un corso di laurea ad altissimo tasso di rinunce all’esito del test.

Veterinaria, difatti, a differenza di Medicina, vede uno scorrimento colmo di rinunce e decadenze giacchè sono centinaia i candidati che, pur collocandosi in posizione utile, alla fine decidono di non iscriversi. In tal senso, il T.A.R. ha anche imposto di fornire chiarimenti circa “l’attuale disponibilità di posti per Veterinaria a.a. 2018/2019 a seguito di rinunce o decadenze”.

Il fronte, tuttavia, non è affatto limitato a Veterinaria, giacchè nelle settimane scorse il Consiglio di Stato ha accolto i nostri appelli anche su Medicina del 2017 e 2018. Secondo la Sesta Sezione del Consiglio di Stato”, continuano gli Avvocati Bonetti e Delia, “sono fondati tanto i vizi sulle domande nn. 11 e 20 che questa volta – a differenza di Veterinaria – il Miur non ha toccato quanto la questione complessiva sul numero dei posti banditi”. Che, poi, il Consiglio di Stato, sembra aver visto nella direzione corretta, trova conferma nelle recenti dichiarazioni dello stesso Ministero che, presentando il Decreto per il test 2019, ha parlato di 2.000 posti in più che gli Atenei, senza aggiungere una sedia alle proprie dotazioni, sono comunque in grado di garantire”.

Il T.A.R., dopo anni di chiusure sul punto, ha invece ora “ritenuto, pertanto, di dovere richiedere al MIUR documentati chiarimenti, da rendere entro quaranta giorni dalla comunicazione della presente ordinanza, circa la disposta diminuzione di posti disponibili, su scala nazionale, per gli studenti comunitari residenti nella UE e circa la eventuale valutazione del fabbisogno professionale a monte delle scelte ministeriali impugnate“.

E’ anche grazie a tali azioni giudiziali che, tra il 2016 ed il 2018, si è assistito ad un contenuto aumento dei posti. Solo in Sicilia, nel 2016, difatti, a fronte della possibilità offerta dai 3 Atenei di Palermo, Messina e Catania di immatricolare 898 studenti, il MIUR ne ha assegnati appena 717. Quasi 200 giovani, pur avendo fatto un buon test, non hanno potuto studiare senza alcuna reale ragione e nonostante la conclamata carenza di medici.

Sul punto, difatti, al di là del noto imbuto formativo sulle specializzazioni, è anche l’accesso al corso di laurea che deve essere allargato. Non lo diciamo (solo) noi, ormai da anni, ma da ultimo anche l’Osservatorio nazionale sulla salute nelle Regioni italiane. Così come riportato da Il Sole 24 ore il 19 aprile scorso, “per rimpiazzare tutti i 56mila medici che nei prossimi 15 anni lasceranno il servizio sanitario nazionale, è la proiezione dell’Osservatorio, saranno necessarie 13.500 immatricolazioni ai corsi di laurea in Medicina – circa 5mila studenti in più da formare ogni anno – e 11mila posti di specializzazione“. Frattanto, proprio per il ritardo con cui tale “cura” verrà messa in atto, Regioni come Veneto ed Emilia stanno richiamando medici in pensione e attingendo dal bacino estero.

Il Consiglio di Stato, inoltre, nelle scorse settimane, è intervenuto anche sulla regolamentazione dello scorrimento, limitato ai soli ricorrenti vittoriosi, sui posti lasciati vacanti dagli extracomunitari all’esito del test 2017. Ancora una volta, accogliendo le nostre tesi, ha bocciato la soluzione ministeriale volta a ritenere decaduti i ricorrenti o imporgli sedi deteriori rispetto alle proprie scelte senza alcun riguardo al merito.

Le decisioni di T.A.R. e Consiglio di Stato, secondo gli Avvocati Bonetti e Delia, danno una nuova speranza a centinaia di studenti ancora oggi incomprensibilmente esclusi dal corso di laurea cui legittimamente aspirano a studiare e rappresenta un’importantissima riaffermazione del diritto allo studio di tutti gli studenti.