Editoriale

  • a cura dell'Avvocato Michele Bonetti
    Vizio dell’anonimato: il peccato originario
    Vizio dell’anonimato: il peccato originario Correva l’anno 2007 ed in un test, molto similare a quello attuale, venivano adottate modalità di svolgimento della prova non sufficienti a garantire l’anonimato. Nel test del 2007, pregno di brogli e procedimenti penali riuniti dalla Procura di Roma per le varie sedi universitarie della Repubblica, il problema nasceva dalla presenza all’interno della scheda anagrafica, oltre al nome e cognome del candidato, di un codice alfanumerico posto immediatamente sotto il codice a barre. L’alto Commissario per l’Anticorruzione propose così l’eliminazione di detto codice: levando quella semplice riga dal test l’anonimato non sarebbe più stato leso. Come del resto accade in quasi tutti gli altri concorsi pubblici le cui prove preselettive iniziano col test. Il codice a barre, infatti, rimane comunque leggibile, nel senso che dalla lettura ottica si evince proprio il codice segreto; basta un qualsiasi smartphone dotato di un’applicazione gratuita scaricabile da Google per leggere tali codici; proprio come…

“Per sé o per tutti?” Intervista alla Biologa Genetista dr.ssa Marina Baldi in tema di conservazione e donazione delle cellule staminali del cordone ombelicale

by Dott.ssa giornalista Roberta Nardi e Dott. Gabriele Adducci on26 Febbraio 2014 3690 volte

Un campione di sangue da cordone ombelicale può essere donato oppure conservato per la propria famiglia. Donando il campione questo viene messo a disposizione della collettività, mentre conservandolo in una banca privata rimane a disposizione di tutta la famiglia.

Con grande piacere ci troviamo oggi in compagnia della Consulente Genetista e Genetista Forense la cui attività professionale è attualmente svolta presso il Laboratorio Genoma, azienda leader a livello internazionale per le analisi genetiche.

Con l'introduzione della Legge del 7 dicembre 2000, n° 397, inerente la disposizione in materia di indagini difensive (c.d. giusto processo), infatti, anche la difesa può avvalersi dell'ausilio di professionisti specializzati per condurre attivamente gli accertamenti necessari, al pari della parte inquirente. In quest’ottica nasce l’esigenza per gli studi legali di avvalersi di professionisti del settore, altamente specializzati, in grado di fornire un servizio qualificato di DNA Profilinge consulenza tecnica. La dr.ssa Baldi è consulente tecnico presso diversi tribunali italiani, con esperienza pluriennale nel settore della Genetica Forense e dirige la Sezione di Genetica Forense del Laboratorio GENOMA, che dispone di tecnologie all’avanguardia nel campo della genetica medica, della biologia molecolare e di personale altamente specializzato.

·                                 Potrebbe raccontarci il suo iter di formazione professionale dall’interesse per la citogenetica a quello per le scienze forensi e la criminologia sino ad illustrarci le più rilevanti applicazioni pratiche del suo “mestiere” in campo civile ed in quello penale?

Ho iniziato il mio percorso di studi con la laurea in Scienze Biologiche e la specializzazione in Genetica Medica. Mi sono quindi dedicata per decenni alla genetica umana e medica, con particolare attenzione alla diagnosi prenatale, seguendo l’evoluzione tecnica di queste metodiche che oggi sono arrivate a traguardi impensabili solo alcuni anni fa.

Negli anni ’90 le analisi del DNA hanno avuto una implementazione velocissima ed una delle applicazioni che sono letteralmente esplose è stata proprio quella relativa alla prova forense. L’utilizzo delle analisi del DNA si è sempre più diffusa fino ad avere il ruolo importante che tutti noi conosciamo, per la attenzione mediatica che esiste sulla applicazione della prova scientifica nei processi e per la possibilità di revisionare tanti casi di omicidio e scomparse che sono rimasti irrisolti. Uno scienziato basa la sua attività sulla curiosità e proprio questa curiosità mi ha sempre permesso di amare questo lavoro e di trovare sempre nuove applicazioni.

·                     Negli ultimi anni le donazioni di sangue del cordone ombelicale, ricco di cellule staminali, sono cresciute in modo rilevante. Come avviene esattamente il procedimento?

Quando la gravidanza giunge al secondo trimestre di gravidanza la coppia che decide di conservare le cellule staminali deve decidere se donarlo o conservarlo per uso personale ed in base a questa scelta deve contattare una azienda privata che gestisce una banca biologica oppure, se il desiderio è la donazione, si deve contattare il reparto dove si sceglie di partorire, comunicando la volontà di effettuare la donazione. Il personale preposto, in entrambi i casi, fornirà tutte le informazioni operative per effettuare la raccolta nella più completa serenità.

·                                            Lo Stato Italiano non permette attualmente la conservazione familiare entro i confini nazionali adducendo come motivazione il per così dire “non sensato” utilizzo autologo delle cellule staminali del cordone ombelicale, sostenendo in aggiunta la mancanza di evidenze scientifiche. Lei è favorevole a queste restrizioni o lo considera per certi aspetti una sorta di altruismo forzato?

     Non sono del tutto favorevole. Infatti se da un lato l’etica imporrebbe di donare le proprie cellule in modo che tutti ne possano usufruire, in caso di necessità, dall’altro i requisiti per essere ammessi alla donazione sono molto stringenti, in tema di caratteristiche del campione, e pertanto una grande percentuale di campioni donati non vengono utilizzati e vengono invece eliminati. Questi requisiti sono molto molto restrittivi, ed in effetti, invece, pur essendo comunque presenti dei “paletti” anche per la autoconservazione che sono importanti e rassicuranti, questi sono meno blindati e consentono la conservazione di moltissimi campioni in più, che sono comunque ottimi per l’utilizzo in caso di necessità.

·                     La ricerca scientifica oggi, raccoglie cellule dal sangue del cordone ombelicale ed è in grado di salvare molte vite e curare gravi malattie, tuttavia alcuni sostengono che l’organizzazione nazionale sia ancora in rodaggio. Questo perché, ad esempio, si raccoglie il sangue cordonale esclusivamente per la cura delle patologie a carico del sangue, ma frequentemente vengono scartati i campioni sotto i 100 ml di liquido ematico, valutando che non contengano un numero di staminali necessarie a un trapianto. La percentuale delle donazioni viene così ulteriormente decurtata e si calcola che soltanto un 30% venga conservato presso le biobanche pubbliche. Anche lei pensa che l’importanza della conservazione di questo prezioso materiale biologico è inversamente proporzionale alle endemiche scarse risorse della sanità pubblica?

Sono del parere che il rodaggio sia in fase di ultimazione. Ormai sono molte le malattie curabili, prime fra tutte le malattie ematologiche, per le quali queste cellule hanno un utilizzo frequentissimo con ottimi risultati. Ma tutti i giorni leggiamo di nuovi successi che si ottengono con l’applicazione di metodiche che utilizzano cellule staminali e quindi, ovviamente con le opportune garanzie di serietà, ritengo che questo ambito vada fortemente incoraggiato. Ovviamente è importante informare chi si appresta alla donazione o alla autoconservazione che al momento l’applicazione di queste cellule è limitata ad alcune patologie, ma che è altamente probabile che giorno dopo giorno l’elenco di queste malattie possa aumentare di numero.

·                     Potrebbe spiegarci in che termini il prelievo dedicato, ovvero la conservazione autologa effettuata a scopi terapeutici per il neonato o per un consanguineo affetto da patologia trattabile con le staminali cordonali, costituisce una deroga alle suddette limitazioni?

   Il prelievo dedicato viene trattato nei laboratori che sono depositari di biobanche in particolari ambienti dedicati, le cosiddette camere bianche, nelle quali la sterilità ed il trattamento di una campione per volta sono ampiamente documentati. L’estrazione di cellule staminali dal sangue cordonale viene effettuato con tecniche accurate, lunghe e molto costose. Quindi le strutture pubbliche devono ottimizzare tempo e spesa con i campioni migliori. Diversa è la filosofia del privato che può permettersi trattamenti più lunghi e costosi.

·                     Un’ultima curiosità prima di salutarci. E’ vero che è stata recentemente sviluppata una nuova tecnica di stampa 3D applicabile alle staminali?

Si, è vero. Si tratta di un progetto di ricerca che sta portando avanti un gruppo di scienziati australiani diretti dal Prof. Gordon Wallace, dell'Australian Research Council Centre of Excellence for Electromaterials Science (ACES). E’ stato messo a punto un sistema consiste nell’inserire le cellule staminali vive prelevate dal tessuto situato al di sotto della rotula in un'impalcatura prodotta con una stampante 3D. Dopo un breve periodo in cui le cellule sono state fatte crescere in queste condizioni, si è ottenuto un tessuto cartilagineo nuovo di zecca e molto resistente. Questo sistema, se dovesse mantenere le promesse di questo primo esperimento, consentirebbe di creare organi perfettamente funzionanti ed in grado di sostituire quelli danneggiati.

Ringraziamo la Dr.ssa Baldi per aver esaudito le nostre curiosità nonché per la sua grande disponibilità.

Ultima modifica il 07 Maggio 2015